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Stress e Dolore

Stress e dolore cronico muscoloscheletrico

Lo stress viene descritto in psicologia come un fenomeno che si manifesta quando la persona percepisce uno squilibrio tra la situazione che deve affrontare in quel momento e le risorse (ritenute insufficienti) a sua disposizione.

 

Cosa c’entra tutto ciò con il dolore muscoloscheletrico?

È sempre più diffusa in ambito scientifico l’idea che il dolore possa non essere solamente dovuto ad una lesione anatomica, strutturale, ma sia la combinazione di più fattori che, interagendo tra loro, danno vita a problemi concreti e disabilitanti come i disordini muscoloscheletrici: il mal di schiena e il dolore al collo sono due esempi lampanti di come questo mix di elementi possa scatenarsi in una vera e propria agonia quotidiana.

 

 

Quali sono questi fattori?

La recente letteratura descrive sostanzialmente tre fattori concorrenti, secondo il modello BIO-PSICO-SOCIALE del dolore.

Riguardo all’Elemento Anatomico (BIO) abbiamo già accennato: una possibile lesione muscolare o un sovraccarico dovuto, per esempio, a sforzi eccessivi o improvvisi potrebbero con il tempo portare a contratture e rigidità che possono limitare le nostre comuni attività.

 

Ma purtroppo vengono spesso tralasciati gli altri due elementi: PSICO – SOCIALE.

Infatti, numerose ricerche hanno evidenziato come anche fattori quali l’ambiente in cui viviamo, lo stato d’animo, le nostre credenze, aspettative e le esperienze che abbiamo vissuto in passato, possano influenzare il nostro dolore direttamente o indirettamente. 

 

 

Come può lo stress influenzare il nostro dolore?

Il dolore è un fenomeno molto più complesso di quanto possiamo immaginare, basti sapere che, normalmente, il nostro corpo, e in particolare il nostro cervello, collaborando con altri sistemi del nostro organismo, ha la possibilità di influenzare la sua l’intensità, limitandone la nostra percezione.

Purtroppo, vi sono casi in cui questo naturale “sistema di protezione” va in tilt, soprattutto se il nostro dolore è cronico, ovvero persiste da più di 10/12 settimane.

Ciò che è stato osservato è che in alcune persone il proprio organismo sia in una condizione di costante vigilanza e agitazione, definita in gergo tecnico “Arousal”, pur non essendoci in quel momento alcun motivo per giustificare questa situazione di disagio.

Alcuni ricercatori hanno individuato proprio nello stress uno degli elementi maggiormente coinvolti.

E’ stato osservato come una condizione di stress e di disagio, se protratti nel corso del tempo, possono indurre vere e proprie modifiche nel nostro organismo, influenzando, tra gli altri, anche il nostro dolore muscoloscheletrico e il suo naturale decorso verso la guarigione.

 

Ma quindi il mio dolore è immaginario?

Assolutamente no!

Una condizione di stress può verificarsi in ognuno di noi; un esempio potrebbe essere la difficoltà nel prendere sonno o i risvegli notturni senza un vero motivo apparente, oppure, potrebbe capitarci di evitare, anche in maniera inconscia, qualche comportamento o movimento che eravamo soliti svolgere.

E quindi fondamentale che nell’analisi di una problematica muscoloscheletrica, soprattutto nel caso in cui il dolore persista da diverso tempo, non ci si soffermi alla mera superficie, ma si approfondiscano tutti e 3 i fattori che potrebbero sottostarvi.

 

E se si scopre che il dolore è influenzato dallo stress?

Prima di agire si deve:

  • Analizzare attentamente la componente anatomica del dolore,
  • Escludere possibili cause strutturali e potenzialmente invalidanti,
  • Assicurarsi che ciò che “alimenta” il Dolore è da ricercare realmente nella componente PSICO-SOCIALE del triangolo.

A questo punto occorre rassicurare il nostro paziente, educarlo con estrema chiarezza, senza inutili tecnicismi buoni solo ad incrementare il nostro ego, ad una gestione migliore del suo dolore, evitando che possa consolidarsi e influenzare così la sua quotidianità.

 

Concludo con una piccola riflessione:

È ragione comune che il compito del fisioterapista sia di limitarsi a valutare unicamente la sfera strutturale del paziente, considerandolo nella sua composizione di muscoli ed ossa.

Ritengo invece estremamente importante, al fine di garantire ai nostri pazienti il miglior percorso di guarigione possibile, tener conto che ciascuno di noi non è solo forma e sostanza facilmente osservabili, ma molto resta celato agli occhi di chi non sappia riconoscere il valore dell’insondabile.

Ecco perché, anche in questo contesto, è necessario riuscire a superare le apparenze. 

 


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